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RITI D'ESAME: COSA MI METTO?
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L'abito non fa il monaco oppure sì? Rito o mode...

Il vestito è una seconda pelle, mutevole e variopinta che ci accompagna tutta la vita.
Sono infatti ben poche le situazioni sociali nelle quali il nostro corpo appare agli altri volontariamente nudo in tutto o in parte.
All’abito sono correlate una moltitudine di funzioni: informa gli altri sulla nostra identità sessuale, sul nostro status sociale, sulla nostra appartenenza culturale. Sulla nostra adesione ad un gruppo o a particolari modelli di comportamento; sul nostro umore, sul nostro desiderio di piacere, aggredire o sedurre.

Con l’abito diciamo quanto siamo diversi dagli altri e allo stesso tempo quanto vogliamo essere come gli altri.
Come sostengono anche gli esperti di comunicazione, da tempo l’abito è un messaggio del sé inviato agli altri, in modo più o meno consapevole.
Quanto il vestito è importante, è evidente dal fatto che tra i sogni d’angoscia più comuni vi sono quelli nei quali ci si trova nudi o vestiti in modo incongruo, ad esempio in pigiama davanti ad una commissione d’esame.
E’ legittimo chiedersi se esistono delle particolari caratteristiche nell’abbigliamento capaci di inviare messaggi significativi; in questo ambito sono un esempio le ricerche svolte nel laboratorio del Dipartimento di Psicologia dell’ Università di Torino incentrate soprattutto sulla rappresentazione dell’ aggressività attraverso il vestito.

Vi sono dei veri e propri stereotipi nell’abbigliamento correlabili ad una moltitudine di situazioni, quelle che a noi interessano maggiormente riguardano l’ambito accademico-sociale.

E’ un classico identificare la facoltà di appartenenza di uno studente dal suo vestiario: con camicia, giacca, cravatta e ventiquattrore potremmo avere davanti un medico o un giurista.
Anfibi, anellini ovunque, capelli colorati e spettinati forse un futuro psicologo o artista; pantaloni di velluto e golfino a “v” un possibile ingegnere o architetto.
Nulla di meglio dell’abito, così visibile e così concreto, può essere utilizzato per interferire sul carattere e sulle disposizioni altrui.
Non sarebbe quindi del tutto errato pensare che il presentarsi ad un esame vestiti nella maniera più consona potrebbe favorire una buona impressione sull’esaminatore, primo passo verso un bel “trenta “.

Siete d'accordo con questa opinione oppure no? Attendiamo i vostri commenti

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